Le finestre della casa degli zii di Nadia Nencioni si
affacciano sul Giardino del Tramonto e da lì Luigi Dainelli legge ogni giorno
le parole della poesia incisa sulla pietra. A lui abbiamo posto alcune domande.
Come era Nadia? Cosa le piaceva?
Nadia era una bambina come tutte
le altre, amava la campagna e le piaceva tanto venire qua da noi alla Romola.
Si sentiva più libera, guardava le rondini e poteva seguire il loro volo. A
casa sua le mancava un po’ tutto questo spazio. Negli ultimi tempi era
cambiata. Era diventata più matura e riflessiva. Pensandoci ora, fa quasi
impressione. Le piaceva parecchio scrivere racconti e poesie. Le maestre ci
hanno dato i suoi quaderni ed ogni tanto rileggo con nostalgia i suoi scritti.
Come avete appreso della
tragedia?
È stato un brutto colpo. Alle due
di quella tremenda notte siamo stati svegliati dai vigili urbani che sono
venuti ad avvertirci. Hanno chiesto a mia moglie di seguirli a Firenze e lei è
andata subito. Nessuno poteva aspettarsi una tragedia di questo genere.
Siete mai tornati in via
Lambertesca?
Sì, nel periodo della
ricostruzione e anche dopo. A volte guardando in su, ci ricordavamo della Nadia
e di Caterina, con la gioia di quando erano con noi e con il dolore per tutto
quello che è successo. Non dobbiamo dimenticare questa tragedia. Dobbiamo
essere attenti e fermare tutte quelle azioni che ci possono condurre fuori
dalla legalità del nostro vivere civile.
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