martedì 9 aprile 2013

l’intervista


Le finestre della casa degli zii di Nadia Nencioni si affacciano sul Giardino del Tramonto e da lì Luigi Dainelli legge ogni giorno le parole della poesia incisa sulla pietra. A lui abbiamo posto alcune domande.

Come era Nadia? Cosa le piaceva?

Nadia era una bambina come tutte le altre, amava la campagna e le piaceva tanto venire qua da noi alla Romola. Si sentiva più libera, guardava le rondini e poteva seguire il loro volo. A casa sua le mancava un po’ tutto questo spazio. Negli ultimi tempi era cambiata. Era diventata più matura e riflessiva. Pensandoci ora, fa quasi impressione. Le piaceva parecchio scrivere racconti e poesie. Le maestre ci hanno dato i suoi quaderni ed ogni tanto rileggo con nostalgia i suoi scritti.

Come avete appreso della tragedia?

È stato un brutto colpo. Alle due di quella tremenda notte siamo stati svegliati dai vigili urbani che sono venuti ad avvertirci. Hanno chiesto a mia moglie di seguirli a Firenze e lei è andata subito. Nessuno poteva aspettarsi una tragedia di questo genere.

Siete mai tornati in via Lambertesca?

Sì, nel periodo della ricostruzione e anche dopo. A volte guardando in su, ci ricordavamo della Nadia e di Caterina, con la gioia di quando erano con noi e con il dolore per tutto quello che è successo. Non dobbiamo dimenticare questa tragedia. Dobbiamo essere attenti e fermare tutte quelle azioni che ci possono condurre fuori dalla legalità del nostro vivere civile.

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