In occasione della serata commemorativa, che si è tenuta alla Romola, a Luigi Dainelli ( Associazione Georgofili ) è stato consegnato questo video realizzato dalle classi 2C, 3C e 3B della Scuola Secondaria " I. Nievo " di San Cascinano in Val di Pesa.
venerdì 31 maggio 2013
giovedì 16 maggio 2013
martedì 14 maggio 2013
martedì 16 aprile 2013
uno striscione ispirato dai versi di Nadia
Lo scorso 10 aprile alla Casa del Popolo di San Casciano in Val di Pesa si è tenuto un laboratorio creativo con le classi 2'C, 3'C e 3'B della Scuola Secondaria di I grado " Ippolito Nievo ".
Sono intervenuti l'assessore Matteini e i docenti Bruchi, Parra, Ancillotti, Napolitano e Betella.
martedì 9 aprile 2013
l’intervista
Le finestre della casa degli zii di Nadia Nencioni si
affacciano sul Giardino del Tramonto e da lì Luigi Dainelli legge ogni giorno
le parole della poesia incisa sulla pietra. A lui abbiamo posto alcune domande.
Come era Nadia? Cosa le piaceva?
Nadia era una bambina come tutte
le altre, amava la campagna e le piaceva tanto venire qua da noi alla Romola.
Si sentiva più libera, guardava le rondini e poteva seguire il loro volo. A
casa sua le mancava un po’ tutto questo spazio. Negli ultimi tempi era
cambiata. Era diventata più matura e riflessiva. Pensandoci ora, fa quasi
impressione. Le piaceva parecchio scrivere racconti e poesie. Le maestre ci
hanno dato i suoi quaderni ed ogni tanto rileggo con nostalgia i suoi scritti.
Come avete appreso della
tragedia?
È stato un brutto colpo. Alle due
di quella tremenda notte siamo stati svegliati dai vigili urbani che sono
venuti ad avvertirci. Hanno chiesto a mia moglie di seguirli a Firenze e lei è
andata subito. Nessuno poteva aspettarsi una tragedia di questo genere.
Siete mai tornati in via
Lambertesca?
Sì, nel periodo della
ricostruzione e anche dopo. A volte guardando in su, ci ricordavamo della Nadia
e di Caterina, con la gioia di quando erano con noi e con il dolore per tutto
quello che è successo. Non dobbiamo dimenticare questa tragedia. Dobbiamo
essere attenti e fermare tutte quelle azioni che ci possono condurre fuori
dalla legalità del nostro vivere civile.
un forte boato e si apre il cielo sopra di me
Walter Ricoveri
racconta la sua storia.
Era una bella notte quella tra il
26 e il 27 maggio del 1993. Una di quelle notti fiorentine che scivolano piano
verso l’estate e fanno nascere il desiderio di uscire, di passeggiare sotto un
manto di stelle. Il prof. Ricoveri non aveva voglia di andare a letto.
L’indomani doveva tenere una lezione e voleva rileggere un articolo da una
rivista scientifica per parlarne ai suoi ragazzi. Abitava allora all’angolo con
via Lambertesca, vicino alla Torre de’ Pulci. Si accomodò sulla sua poltrona
Frau e cominciò la sua lettura. Improvvisamente, un forte boato squarciò la
notte. – Rimasi smarrito al buio più completo mentre il tetto saltava per aria
e non sapevo cosa pensare – racconta il professore – era il tempo della guerra
in Yugoslavia e pensai addirittura che la Serbia ci avesse colpito con un
missile. Vedevo il cielo sopra di me e quindi doveva essere qualcosa che veniva
dal cielo. Non ero ferito perché ero stato protetto dagli orecchioni della Frau e dalla trave sopra di me, che era rimasta
intatta. Ma le mura non c’erano più. Le urla di mia madre dalla camera vicina
mi riportarono alla realtà e mi accorsi che non avevo più gli occhiali ed ero a
piedi nudi. Riuscii a raggiungerla e a darle perfino una pasticca per il cuore
ma tirarla fuori dal letto era un’impresa. Con una lampada di emergenza andai a
cercare soccorso dai vicini che appena mi videro cominciarono ad urlare
disperati, ma mi aiutarono. Intanto cominciavano ad alzarsi le fiamme e già
arrivavano i primi soccorritori. A un quarto alle due ero già in salvo verso
l’ospedale. Fu allora che avvertii nel naso e nella gola l’odore e il sapore
inconfondibile del tritolo e ripensai ai numerosi attentati accaduti in quel
periodo in tutta Italia.
sul Giardino del Tramonto, il sole rinasce ogni giorno
Alla Romola, un
monumento allegorico ricorda le vittime dei Georgofili.
Perché si costruiscono i
monumenti? A cosa servono? Un monumento è un’opera d’arte che si innalza in un
luogo e dura nel tempo per rendere onore a persone che hanno compiuto opere
importanti o per ricordare chi non c’è più. I monumenti servono alla memoria,
servono a far riflettere le persone sugli eventi accaduti e, se sono belli,
stimolarci a ripeterli; se sono brutti, fare in modo che non ricapitino più.
La notte del 27 maggio 1993, a Firenze, in via dei
Georgofili, in un attentato mafioso furono uccisi la famiglia Nencioni ,
originaria della Romola, frazione di San Casciano Val di Pesa, e lo studente
universitario Dario Capolicchio. Proprio alla Romola, su iniziativa della
popolazione e del Comune è nato un monumento allegorico dedicato alle vittime
della mafia. Si chiama Il Giardino del Tramonto per ricordare la poesia che la piccola Nadia
Nencioni aveva scritto a scuola pochi giorni prima di morire.
È uno spazio che comprende, oltre a varie piante, una struttura architettonica
ideata da G. Merlini e L. De Filla, realizzata dai ragazzi della Scuola
Professionale Edile di Fiesole. Vi si rappresentano il rudere della Torre de’
Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, le macerie, uno scorcio di via
Lambertesca con una finestra stilizzata che si affaccia in direzione del
cimitero dove è sepolta Nadia con i suoi familiari. Una bella fontana, con anse
e cascate, rappresenta il fiume Arno e, nelle sue acque si riflette un
originale mosaico del grande pittore Silvio Loffredo. Rappresenta episodi di un
Pinocchio frastornato che stringe un patto d’intesa con un lupo cattivo, mentre
una barchetta di carta con gendarmi guardinghi, è presa d’assalto da piovre e
ranocchi. In alto volano uccellini, simbolo di vita e di speranza; in basso, la
triste realtà è rappresentata da una serie di minacciosi pesci che si divorano
l’un l’altro. Il mosaico è realizzato in arte povera. Le tessere sono formate
con piccoli pezzi di piastrelle colorate ritagliate una per una da Luigi
Dainelli, zio di Nadia, sotto la guida del Maestro Loffredo. Ne risulta un’
opera singolare che lo zio Luigi cura e mantiene con grande amore. Tutti gli
anni, il 27 maggio, il Giardino del Tramonto diventa luogo di memoria ed ospita
spettacoli ed eventi per rievocare il dramma che ha vissuto la nostra nazione e
ha colpito in modo crudele la nostra comunità. In quell’occasione si anima di
voci, canti, suoni e in tanti accorrono a partecipare all’evento. Ma la
dimensione intima del Giardino si
percepisce soprattutto nel silenzio delle belle giornate di sole. Ed è proprio
allora che vi invitiamo a visitarlo, a passeggiare lungo la fontana, a cogliere
con lo sguardo i guizzi colorati del mosaico e a farvi invadere dalla
straordinaria serenità che questo luogo emana.
venerdì 5 aprile 2013
la notte sulla strage
la notte sulla strage
250,
250 baci,
250 libri,
250 Kg di miscela esplosiva
ed è tutto lì,
una pioggia di vetro, di sassi, di
paura...
Un lampo, un tuono, nella notte profonda
infinita.
Ed è paura, e sono urla, e sono morti.
Caterina, Nadia, Angela, Fabrizio, Dario
e sono nel cuore,
nell'immenso cuore del mondo.
9, 36, 39, 22 ,0 gli anni
e sono nelle parole esperte,
nelle parole incuriosite,
nelle parole impaurite.
26 e 27 maggio
e sono nel TG di oggi,
in un filmato veloce.
E quella poesia,
quel dolce tramonto,
quella luce soffusa,
sono dentro di me,
nella mia testa,
nella mia memoria.
giovedì 4 aprile 2013
cantare la strage
Da la Repubblica Firenze.it
COMMEMORAZIONE
Notte di primavera
COMMEMORAZIONE
Notte di primavera
una canzone per la strage
Alcuni studenti di San Casciano hanno scritto una canzone sui Georgofili e l'hanno presentata per la prima volta in pubblico.
Diciotto anni dalla strage dei Georgofili: tre
studenti di San Casciano in Val di Pesa hanno scritto una canzone dedicata
proprio a quella notte. Il brano eseguito nel corso di un'iniziativa
organizzata dall'Associazione dei familiari delle vittime della strage dei
Georgofili si intitola “ Notte di primavera “.
"... Ma di quella sera il ricordo rimarrà tutti i vostri nomi nessuno
scorderà cinque angeli in cielo son volati su nel blu ancora i loro cuori son
con noi quaggiù..." è il ritornello della canzone. La canzone composta per
celebrare la memoria di Fabrizio, Angela, le figlie Caterina e Nadia Nencioni e
Dario Capolicchio che persero la vita nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993,
vittime dell'attentato mafioso.
All'iniziativa, patrocinata dalla Regione Toscana e in collaborazione con il
Comune di San Casciano, hanno partecipato quattro classi della scuola Ippolito
Nievo tra cui i ragazzi delle terze A, B, C, F. Questo il testo integrale
della canzone: Nella notte nera / d'improvviso si levò / un boato forte intenso
/ che tutti spaventò / era primavera / fra profumi di lillà / ci svegliammo
all'improvviso / cercando verità / ma di quella sera / il ricordo rimarrà /
tutti i vostri nomi / nessuno scorderà / cinque angeli in cielo / son volati su
nel blu / ancora i loro cuori / son con noi quaggiù / per loro era la fine /
che pensassero non si sa / ma in quella sera / la morte poi verrà / era
primavera / tra profumi di lillà / ci svegliammo all'improvviso / cercando
verità / ma di quella sera il ricordo rimarrà / tutti i vostri nomi nessuno
scorderà / cinque angeli in cielo / son volati su nel blu / ancora i loro
cuori / son con noi quaggiù".
Foto di A. Ancarola (da sinistra Leonardo, Matteo,
Barbara, Roberto), 23 maggio 2011.
venerdì 22 marzo 2013
il tramonto
La poesia scritta dalla piccola Nadia Nencioni ( 9 anni ), che ha perso la vita insieme alla sorellina di soli 50 giorni e ai genitori Angela e Fabrizio. Non dimentichiamo la quinta vittima: Dario Capolicchio, un giovane studente universitario fuori sede.
mercoledì 20 marzo 2013
a San Casciano un laboratorio creativo per non dimenticare quell'attacco feroce
Presso la Casa del popolo del Comune di San Casciano in Val di Pesa gli insegnanti Carla Bruchi, Maria Giovanna Parra e Luigi Napolitano hanno organizzato per il giorno 10 aprile alle ore 16 un laboratorio creativo destinato a ragazzi di scuola media per tenere viva la memoria della Strage dei Georgofili ( Firenze, nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993 ).
La famiglia Nencioni, sterminata dall'attacco malavitoso, era originaria della Romola, una frazione di San Casciano.
La famiglia Nencioni, sterminata dall'attacco malavitoso, era originaria della Romola, una frazione di San Casciano.
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