martedì 16 aprile 2013

uno striscione ispirato dai versi di Nadia


Lo scorso 10 aprile alla Casa del Popolo di San Casciano in Val di Pesa si è tenuto un laboratorio creativo con le classi 2'C, 3'C e 3'B della Scuola Secondaria di I grado " Ippolito Nievo ".
Sono intervenuti l'assessore Matteini e i docenti Bruchi, Parra, Ancillotti, Napolitano e Betella. 





martedì 9 aprile 2013

disegni






Studenti della Scuola Secondaria " I Nievo " di San Casciano in Val di Pesa, anno 2007.

l’intervista


Le finestre della casa degli zii di Nadia Nencioni si affacciano sul Giardino del Tramonto e da lì Luigi Dainelli legge ogni giorno le parole della poesia incisa sulla pietra. A lui abbiamo posto alcune domande.

Come era Nadia? Cosa le piaceva?

Nadia era una bambina come tutte le altre, amava la campagna e le piaceva tanto venire qua da noi alla Romola. Si sentiva più libera, guardava le rondini e poteva seguire il loro volo. A casa sua le mancava un po’ tutto questo spazio. Negli ultimi tempi era cambiata. Era diventata più matura e riflessiva. Pensandoci ora, fa quasi impressione. Le piaceva parecchio scrivere racconti e poesie. Le maestre ci hanno dato i suoi quaderni ed ogni tanto rileggo con nostalgia i suoi scritti.

Come avete appreso della tragedia?

È stato un brutto colpo. Alle due di quella tremenda notte siamo stati svegliati dai vigili urbani che sono venuti ad avvertirci. Hanno chiesto a mia moglie di seguirli a Firenze e lei è andata subito. Nessuno poteva aspettarsi una tragedia di questo genere.

Siete mai tornati in via Lambertesca?

Sì, nel periodo della ricostruzione e anche dopo. A volte guardando in su, ci ricordavamo della Nadia e di Caterina, con la gioia di quando erano con noi e con il dolore per tutto quello che è successo. Non dobbiamo dimenticare questa tragedia. Dobbiamo essere attenti e fermare tutte quelle azioni che ci possono condurre fuori dalla legalità del nostro vivere civile.

un forte boato e si apre il cielo sopra di me


Walter Ricoveri racconta la sua storia.

Era una bella notte quella tra il 26 e il 27 maggio del 1993. Una di quelle notti fiorentine che scivolano piano verso l’estate e fanno nascere il desiderio di uscire, di passeggiare sotto un manto di stelle. Il prof. Ricoveri non aveva voglia di andare a letto. L’indomani doveva tenere una lezione e voleva rileggere un articolo da una rivista scientifica per parlarne ai suoi ragazzi. Abitava allora all’angolo con via Lambertesca, vicino alla Torre de’ Pulci. Si accomodò sulla sua poltrona Frau e cominciò la sua lettura. Improvvisamente, un forte boato squarciò la notte. – Rimasi smarrito al buio più completo mentre il tetto saltava per aria e non sapevo cosa pensare – racconta il professore – era il tempo della guerra in Yugoslavia e pensai addirittura che la Serbia ci avesse colpito con un missile. Vedevo il cielo sopra di me e quindi doveva essere qualcosa che veniva dal cielo. Non ero ferito perché ero stato protetto dagli orecchioni della Frau e dalla trave sopra di me, che era rimasta intatta. Ma le mura non c’erano più. Le urla di mia madre dalla camera vicina mi riportarono alla realtà e mi accorsi che non avevo più gli occhiali ed ero a piedi nudi. Riuscii a raggiungerla e a darle perfino una pasticca per il cuore ma tirarla fuori dal letto era un’impresa. Con una lampada di emergenza andai a cercare soccorso dai vicini che appena mi videro cominciarono ad urlare disperati, ma mi aiutarono. Intanto cominciavano ad alzarsi le fiamme e già arrivavano i primi soccorritori. A un quarto alle due ero già in salvo verso l’ospedale. Fu allora che avvertii nel naso e nella gola l’odore e il sapore inconfondibile del tritolo e ripensai ai numerosi attentati accaduti in quel periodo in tutta Italia.

sul Giardino del Tramonto, il sole rinasce ogni giorno


Alla Romola, un monumento allegorico ricorda le vittime dei Georgofili.

Perché si costruiscono i monumenti? A cosa servono? Un monumento è un’opera d’arte che si innalza in un luogo e dura nel tempo per rendere onore a persone che hanno compiuto opere importanti o per ricordare chi non c’è più. I monumenti servono alla memoria, servono a far riflettere le persone sugli eventi accaduti e, se sono belli, stimolarci a ripeterli; se sono brutti, fare in modo che non ricapitino più.
La notte del 27 maggio 1993, a Firenze, in via dei Georgofili, in un attentato mafioso furono uccisi la famiglia Nencioni, originaria della Romola, frazione di San Casciano Val di Pesa, e lo studente universitario Dario Capolicchio. Proprio alla Romola, su iniziativa della popolazione e del Comune è nato un monumento allegorico dedicato alle vittime della mafia. Si chiama Il Giardino del Tramonto per ricordare la poesia che la piccola Nadia Nencioni aveva scritto a scuola pochi giorni prima di morire. È uno spazio che comprende, oltre a varie piante, una struttura architettonica ideata da G. Merlini e L. De Filla, realizzata dai ragazzi della Scuola Professionale Edile di Fiesole. Vi si rappresentano il rudere della Torre de’ Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, le macerie, uno scorcio di via Lambertesca con una finestra stilizzata che si affaccia in direzione del cimitero dove è sepolta Nadia con i suoi familiari. Una bella fontana, con anse e cascate, rappresenta il fiume Arno e, nelle sue acque si riflette un originale mosaico del grande pittore Silvio Loffredo. Rappresenta episodi di un Pinocchio frastornato che stringe un patto d’intesa con un lupo cattivo, mentre una barchetta di carta con gendarmi guardinghi, è presa d’assalto da piovre e ranocchi. In alto volano uccellini, simbolo di vita e di speranza; in basso, la triste realtà è rappresentata da una serie di minacciosi pesci che si divorano l’un l’altro. Il mosaico è realizzato in arte povera. Le tessere sono formate con piccoli pezzi di piastrelle colorate ritagliate una per una da Luigi Dainelli, zio di Nadia, sotto la guida del Maestro Loffredo. Ne risulta un’ opera singolare che lo zio Luigi cura e mantiene con grande amore. Tutti gli anni, il 27 maggio, il Giardino del Tramonto diventa luogo di memoria ed ospita spettacoli ed eventi per rievocare il dramma che ha vissuto la nostra nazione e ha colpito in modo crudele la nostra comunità. In quell’occasione si anima di voci, canti, suoni e in tanti accorrono a partecipare all’evento. Ma la dimensione intima del Giardino  si percepisce soprattutto nel silenzio delle belle giornate di sole. Ed è proprio allora che vi invitiamo a visitarlo, a passeggiare lungo la fontana, a cogliere con lo sguardo i guizzi colorati del mosaico e a farvi invadere dalla straordinaria serenità che questo luogo emana.

venerdì 5 aprile 2013

la notte sulla strage


la notte sulla strage


250,
250 baci,
250 libri,
250 Kg di miscela esplosiva
ed è tutto lì,
una pioggia di vetro, di sassi, di paura...
Un lampo, un tuono, nella notte profonda infinita.
Ed è paura, e sono urla, e sono morti.
Caterina, Nadia, Angela, Fabrizio, Dario
e sono nel cuore,
nell'immenso cuore del mondo.
9, 36, 39, 22 ,0 gli anni
e sono nelle parole esperte,
nelle parole incuriosite,
nelle parole impaurite.
26 e 27 maggio
e sono nel TG di oggi,
in un filmato veloce.
E quella poesia,
quel dolce tramonto,
quella luce soffusa,
sono dentro di me,
nella mia testa,
nella mia memoria.


                                  Natalia De Martin II C,  2005/06

giovedì 4 aprile 2013

cantare la strage

Da la Repubblica Firenze.it 

COMMEMORAZIONE

Notte di primavera
una canzone per la strage

Alcuni studenti di San Casciano hanno scritto una canzone sui Georgofili e l'hanno presentata per la prima volta in pubblico. 


Diciotto anni dalla strage dei Georgofili: tre studenti di San Casciano in Val di Pesa hanno scritto una canzone dedicata proprio a quella notte. Il brano eseguito nel corso di un'iniziativa organizzata dall'Associazione dei familiari delle vittime della strage dei Georgofili si intitola “ Notte di primavera “. 
"... Ma di quella sera il ricordo rimarrà tutti i vostri nomi nessuno scorderà cinque angeli in cielo son volati su nel blu ancora i loro cuori son con noi quaggiù..." è il ritornello della canzone. La canzone composta per celebrare la memoria di Fabrizio, Angela, le figlie Caterina e Nadia Nencioni e Dario Capolicchio che persero la vita nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993, vittime dell'attentato mafioso. 


All'iniziativa, patrocinata dalla Regione Toscana e in collaborazione con il Comune di San Casciano, hanno partecipato quattro classi della scuola Ippolito Nievo tra cui i ragazzi delle terze A, B, C, F.  Questo il testo integrale della canzone: Nella notte nera / d'improvviso si levò / un boato forte intenso / che tutti spaventò / era primavera / fra profumi di lillà / ci svegliammo all'improvviso / cercando verità / ma di quella sera / il ricordo rimarrà / tutti i vostri nomi / nessuno scorderà / cinque angeli in cielo / son volati su nel blu / ancora i loro cuori / son con noi quaggiù / per loro era la fine / che pensassero non si sa / ma in quella sera / la morte poi verrà / era primavera / tra profumi di lillà / ci svegliammo all'improvviso / cercando verità / ma di quella sera il ricordo rimarrà / tutti i vostri nomi nessuno scorderà /  cinque angeli in cielo / son volati su nel blu / ancora i loro cuori  / son con noi quaggiù".




Foto di A. Ancarola (da sinistra Leonardo, Matteo, Barbara, Roberto), 23 maggio 2011.